domenica 10 dicembre 2023
lunedì 9 gennaio 2023
domenica 17 luglio 2022
domenica 20 febbraio 2022
sabato 1 gennaio 2022
sabato 24 luglio 2021
domenica 11 aprile 2021
lunedì 23 novembre 2020
Beethoven: Cristo sul monte degli ulivi
Cristo sul Monte degli Ulivi (Op. 85) è un oratorio in lingua tedesca di Ludwig van Beethoven su libretto di Franz Xaver Huber, poeta che prendeva le mosse verso la carriera di librettista. Si tratta del primo cimento di Ludwig van Beethoven con la musica vocale drammatica dal suo arrivo a Vienna e con la musica liturgica, genere che l'autore non coltivò molto, ma nel quale produsse un capolavoro: la Missa Solemnis op. 123. Fu rappresentata la prima volta al Theater an der Wien (Vienna), insieme con la II sinfonia, con il III concerto per pianoforte, nell'Accademia del 5 aprile 1803 diretta da Ignaz von Seyfried, ma la partitura fu pubblicata da Breitkopf & Härtel di Lipsia solo nel 1811 e ciò spiega il numero d'Opus tanto elevato per un'opera della prima maturità. La composizione durò appena due settimane, trascorse nell'estate del 1801 nel villaggio di Hetzendorf, nei pressi di Schönbrunn: nelle intenzioni dell'autore l'opera doveva essere eseguita durante la Quaresima, quando l'esecuzione di altri generi musicali era proibita nei teatri. Ferdinand Ries, allievo del musicista, narra che le prove d'orchestra durarono molto a lungo e diversi brani non furono affatto eseguiti: nondimeno, la rappresentazione fu un notevole successo, come riportato dall'Allgemeine musikalische Zeitung, l'autorevole rivista musicale dell'epoca.
Oggi l'opera è poco conosciuta e rappresentata perché ritenuta ingiustamente convenzionale, a causa delle sue reminiscenze haydniane e mozartiane. Tuttavia, anche grazie a recenti esecuzioni con strumenti originali, il valore drammatico e l'interesse dell'opera stanno emergendo.
martedì 18 febbraio 2020
sabato 14 settembre 2019
sabato 29 luglio 2017
Beethoven: Sonata a Kreutzer + sette variazioni su un'aria del Flauto Magico di Mozart
Scarica qui la sonata a Kreutzer di Beethoven
La Sonata per pianoforte e violino in la maggiore n. 9, op. 47, di Ludwig van Beethoven, comunemente nota come Sonata a Kreutzer, fu composta tra il 1802 e il 1803 e pubblicata nel 1805 con dedica al musicista e compositore francese Rodolphe Kreutzer.
Con i suoi 40 minuti circa di durata, è la sonata più lunga e difficile fra le composizioni per violino di Beethoven.
lunedì 10 luglio 2017
sabato 31 dicembre 2016
Beethoven: Fidelio
Scarica qui Fidelio di Beethoven
La genesi di Fidelio
Fidelio è l'unico lavoro teatrale realizzato dal maestro di Bonn.Questo meraviglioso capolavoro, molto ambizioso e di una qualità teatrale e musicale assai pregevole, venne composto dall'autore al culmine della propria esperienza e maturità artistica e rivela nella sua originalità tutto lo stile tipico della maestosità creativa beethoveniana.
Nel 1804 il compositore rimase affascinato da Léonore di Jean-Nicolas Bouilly.
Il lavoro beethoveniano, ancora al giorno d'oggi, è pervenuto in ben tre versioni, ognuna piuttosto diversa dall'altra, di cui nelle moderne esecuzioni di prassi, solamente la prima e la terza sarebbero da considerarsi come "ufficiali". È da tenere presente, comunque, che la versione originaria (quella che poi verrà considerata come la prima) del Singspiel in tre atti (nella seconda e terza versione gli atti poi furono ridotti a due), presentata il 20 novembre 1805 al Theater an der Wien non portava assolutamente il titolo di Fidelio, titolo quest'ultimo inserito dall'autore solo per la terza e definitiva versione, bensì quello di Leonore. Leonore oder die eheliche Liebe (Op. 72) (Leonora ossia l'amor coniugale), non incontrò il favore del pubblico tanto che Beethoven fu costretto a ritirare l'opera.
Gran parte dell'insuccesso fu dovuto, quasi sicuramente, all'eccessiva lunghezza del lavoro (tre atti). Un notevole peso dovette avere anche il momento storico molto travagliato per Vienna, che proprio in quei giorni era stata invasa dall'esercito napoleonico, creando un clima di generale paura per la città e i suoi abitanti (quasi tutti gli spettatori erano costituiti da militari francesi). Non si può, infatti, tacere sul peso anche politico del Fidelio, il cui tema della lotta contro la tirannia e dell'affermazione della libertà e della giustizia, estremamente caro a Beethoven al di là della contingenza storica, poteva trovare diretta giustificazione nella situazione in cui si trovava la città austriaca.
Nonostante le aspre critiche di chi accusava Beethoven di non sapere scrivere per le voci, di trattarle indistintamente come strumenti e di essere poco avvezzo al genere teatrale, egli arrangiò, avvalendosi di un libretto revisionato dall'amico Stephan von Breuning, una nuova versione in due soli atti del lavoro, ripresentata l'anno successivo (29 marzo 1806) sempre con il titolo Leonore (Op. 72a) (Leonore o il trionfo dell'amor coniugale) al Theater an der Wien, ma con non migliori esiti, tanto da costringerlo a ritirarlo nuovamente. Solo otto anni dopo (1814), dietro richiesta del Theater am Kärntnertor, Beethoven tornò ancora una volta su Leonore avvalendosi della collaborazione del giovane Treitschke, che corresse il libretto migliorandolo dal punto di vista teatrale. La versione definitiva con il nuovo titolo questa volta cambiato letteralmente in Fidelio andò in scena in quello stesso anno con successo il 23 maggio con Johann Michael Vogl come Don Pizarro.
Il segno più evidente del lungo travaglio compositivo è costituito dalle quattro ouverture scritte da Beethoven per il Singspiel: due nel 1804, una nel 1805 e un'ultima (quella definitiva) nel 1814.
Il compositore così descriveva la sua opera: «Di tutte le mie creature, il Fidelio è quella la cui nascita mi è costata i più aspri dolori, quella che mi ha procurato i maggiori dispiaceri. Per questo è anche la più cara; su tutte le altre mie opere, la considero degna di essere conservata e utilizzata per la scienza dell'arte».
Le ouverture di Fidelio
Beethoven sentiva la necessità di comporre un'appropriata ouverture per Fidelio, e ne compose complessivamente quattro versioni. La versione composta per la Prima del 1805, è il rifacimento dell'ouverture oggi nota come Leonore No. 1 (Op. 138). Il risultato di questo rifacimento è l'ouverture che al giorno d'oggi è nota con il titolo di Leonore No. 2 (op. 72). Quindi Beethoven partì da quest'ultima realizzazione per poi creare la Leonore No. 3 (Op. 72a) per le rappresentazioni del 1806. Quest'ultima è considerata da molti come la migliore delle quattro ouverture, sia per l'intensità drammatica, sia per il grande respiro sinfonico, ma aveva il difetto di sovrastare la scena iniziale dell'opera e di prefigurarne il finale, anticipando lo squillo di tromba risolutivo (raffigurante l'arrivo di don Fernando). L'una e l'altra ebbero grande fortuna come pagine orchestrali a sé stanti, ma proprio per la loro grandezza furono giudicate inadatte a fare da premessa a un'opera le cui prime scene presentano un carattere di commedia borghese. Beethoven quindi decise di apporre ulteriori modifiche (che abbandonò poco dopo) per una presunta rappresentazione del 1807 a Praga, che comunque non ebbe mai luogo. La versione che oggi è chiamata Leonore No. 1 (Op. 138), che in realtà era stata già scritta nel 1805, verrà solamente eseguita postuma e mai entrerà a far parte delle tormentate vicende creative del Fidelio . Nel 1814 Beethoven ne scrisse la versione definitiva (Op. 72b), molto più snella, che sembra adattarsi meglio per l'inizio dell'opera.Le intenzioni finali di Beethoven sono generalmente rispettate oggi durante le rappresentazioni contemporanee. Gustav Mahler introdusse la pratica, comune fino alla metà del XX secolo, di suonare la Leonore No. 3 nel cambio di scena del secondo atto: alcuni direttori continuano tale
usanza.
Trama
Il soggetto è tratto da Léonore ou l'amour conjugal di Jean-Nicolas Bouilly, scritto a suo tempo per il musicista Pierre Gaveaux, e si basa su di un fatto realmente accaduto nella Francia del periodo del 'Terrore', di cui l'autore (all'epoca accusatore pubblico del tribunale rivoluzionario di Tours) parla anche nei suoi Mémoires.Atto I
L'azione si svolge in una prigione a qualche miglio fuori da Siviglia, nel XVII secolo.Don Pizarro è il governatore della prigione in cui egli stesso ha fatto imprigionare ingiustamente il suo nemico personale Florestan. La moglie di questi, Leonore, vuole ritrovarlo e, travestitasi da uomo e preso il nome di Fidelio, ne intraprende le ricerche. Le informazioni raccolte la indirizzano proprio verso il carcere di don Pizarro. Qui, per scoprire se Florestan è tra i prigionieri, fa in modo di entrare nelle grazie di Rocco, il carceriere, e, involontariamente, entra anche in quelle di Marzelline, la figlia di lui, che se ne invaghisce sdegnando le attenzioni di Jaquino, il giovane portiere della prigione.
Nel frattempo don Pizarro viene informato con una lettera dell'imminente arrivo del ministro di stato don Fernando, e teme che questi possa scoprire l'arbitrio commesso con l'arresto illegale di Florestan, che don Fernando ben conosce. Dà ordine, dunque, a Rocco di uccidere il prigioniero ricevendone, però, un rifiuto. Costretto a commettere personalmente il delitto ottiene, però, che Rocco prepari la fossa. Fidelio assiste al colloquio e sospetta che il prigioniero di cui parla don Pizarro sia proprio Florestan. Per scoprirlo convince Rocco a far uscire in cortile tutti i prigionieri, ma Florestan non si trova tra questi e Fidelio, rassegnato, non può far altro che seguire Rocco nelle segrete per aiutarlo a scavare la fossa.
Atto II
Uno squillar di tromba annunciante l'arrivo del ministro fa frettolosamente uscire don Pizarro dalle segrete, mentre Leonore e Florestan si abbracciano esultanti. Nella piazza del castello il ministro dà ordine che i prigionieri siano liberati e ascolta da Rocco il resoconto dei fatti. Leonore toglie personalmente le catene al marito e, mentre i crimini di don Pizarro vengono smascherati, si leva un coro in lode dell'eroina.
sabato 31 ottobre 2015
sabato 2 maggio 2015
sabato 4 aprile 2015
Beethoven: sinfonia numero 7
Scarica qui la sinfonia nr.7 di Beethoven
La Sinfonia n. 7, scritta a distanza di tre anni dalla Sinfonia n. 6 “Pastorale”,
tra il 1811 ed il 1812, non ha una linea di continuità con le precedenti sinfonie,
che furono composte dal 1801 al 1808 senza interruzione. Tra il 1809 e l'inizio della
composizione della nuova sinfonia, Beethoven aveva portato a termine il Concerto
per pianoforte n. 5, l'ultimo, (1809), le musiche per l'Egmont di Goethe completate
intorno al 1810, il Quartetto in fa minore op. 95, dello stesso anno.
La scrittura della Sinfonia n. 7 iniziò a Teplitz, una città termale in Boemia dove
Beethoven seguiva una cura nel 1811, sperando recuperare ivi il suo udito[1].
La prima esecuzione ebbe luogo l'8 dicembre del 1813 nella sala grande dell'Università
di Vienna per un concerto di beneficenza. Richard Wagner in L'opera d’arte dell'avvenire
così descrisse questa sinfonia: «La sinfonia è l'apoteosi della danza:
è la danza nella sua suprema essenza, la più beata attuazione del movimento
del corpo quasi idealmente concentrato nei suoni. Beethoven nelle sue opere
ha portato nella musica il corpo, attuando la fusione tra corpo e mente.»
domenica 19 gennaio 2014
sabato 26 ottobre 2013
lunedì 30 settembre 2013
Toscanini dirige Le nove sinfonie di Beethoven
Scarica qui le nove sinfonie di Beethoven



















